Intervista a R. S. Blackswift PDF Stampa E-mail

Sample ImageQuesto lo pseudonimo dietro cui si nascondono due ‘attivisti dell'underground milanese’, autori di Monocromatica, edito da Coloradonoir. Questo romanzo, tra il noir e il fantasy, nato online , si è evoluto anche grazie all’esperienza e ai consigli di chi ne ha proposto la pubblicazione: Sandrone Dazieri e Andrea Cotti. Il duo di scrittori ci ha portato in una Milano moderna e riconoscibilissima, ma dagli aspetti misteriosi e indecifrabili.

Il vostro romanzo si forma online. Credete che il web sia un mezzo efficace per la diffusione della cultura?

 

La gestazione di Monocromatica è avvenuta online: per noi questo è un aspetto fondamentale. Innazitutto perché esprime la nostra apertura: il web ha una forza di coinvolgimento enorme e i suoi tentacoli possono toccare chiunque. Tra gli elementi che ci affascinano di più di internet c’è la sua straordinaria possibilità di relazione. D’altra parte, crediamo che il rapporto tra internet e cultura sia ambivalente: può veicolare qualsiasi tipo di contenuto culturale a chiunque, ma d’altra parte è anche una causa dell’imbarbarimento che abbiamo davanti agli occhi. Perché banalizza e appiattisce. Non è un caso che si registri un aumento dell’analfabetismo: le persone vedono di più e sono disabituate a leggere. Allo stasso modo, cala l’attenzione per la scena singola e per i dettagli. Sul web si passa da una finestra alla successiva e tutto scorre in fretta.

 

Dallo pseudonimo per firmare in coppia il libro, al rapporto con il web … sono diversi i punti di contatto con il collettivo di scrittori Wu Ming… è così?

 

Ci sentiamo simili al collettivo di scrittori, perché proveniamo dall’attivismo politico e crediamo che fare letteratura sia un modo per inserirsi nella società e apportare dei cambiamenti. L’impegno di chi scrive dovrebbe essere quello di instillare in chi legge il dubbio che ci sia ‘qualcosa che non va’,  offrire spunti di riflessione, spezzare la monotonia della cultura globalizzata. Dai Wu Ming ci discostiamo invece per la tecnica narrativa e per il modo in cui costruiamo le parti delle nostre storie. Sebbene scriviamo brani in autonomia, ci incontriamo, ci confrontiamo, e discutiamo insieme di modifiche e sostituzioni. Puntiamo ad un flusso omogeneo di fatti e parole.

 

I generi cha vanno dal giallo al noir, al poliziesco stanno vivendo un momento di interesse e vitalità. Avete un'opinione in proposito?

Viviamo in tempi di imbarbarimento e a forti tinte di chiaro e scuro. Il noir mette in evidenza gli aspetti paradossali della nostra quotidianità. In Monocromatica ci sono diversi problemi: dalle condizioni di chi è immigrato, alla differenza tra la percezione e la realtà della vita nelle strade di grandi metropoli. Tramite un’operazione di reality fiction mascheriamo esperienze realmente vissute e accadute con il velo della narrativa, che tramite il gioco dell’immaginario, evidenzia le storture della realtà. Il noir intorbidisce le ombree e illumina le zone chiare. Ne esalta le contraddizioni e gli strappi, le incongruenze e i contrasti: è molto vicino allo spirito dei nostri anni.