| I sommersi e i salvati (Primo Levi) |
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Nel suo ultimo libro sui Lager nazisti, Primo Levi analizza il sistema del campo di concentramento come esercizio del potere assoluto e le dinamiche del comportamento dell’uomo come individuo, e in relazione agli altri, che la vita del Lager mette a nudo.
Tra memoria e testimonianza, l’autore trova risposte fondamentali per l’analisi storica del Novecento e la costruzione di un’antropologia dell’uomo contemporaneo. Quali sono le strutture gerarchiche su cui si fonda un sistema autoritario? Quali sono le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti legano oppressori e oppressi? Come nasce la “zona grigia” della collaborazione? ‘I sommersi e i salvati’ prende il titolo dal capitolo centrale di ‘Se questo è un uomo’ che identificava nelle due categorie d’uomini le uniche possibilità all’interno del lager, visto che altre coppie di contrari, come ad esempio i buoni e i cattivi, i vili e i coraggiosi, si adattavano meno bene a quel mondo in cui l’uomo è solo e lotta per la vita. Primo Levi torna nell’abisso dei lager e attraverso la propria esperienza di deportato coglie i tratti universali della storia degli individui e dei loro comportamenti.La zona grigia E’ il capitolo su cui all’uscita del libro si concentrano tutte le letture critiche e le recensioni. Primo Levi affronta il tema della classe ibrida dei prigionieri funzionari, i ‘Prominenten’, vittime che ottengono potere su altre vittime. Esiste una vasta gamma di figure nel lager, dai Kapo ai membri del Superkommando. Da testimone, l’autore ricorda che, nella lotta disperata per la sopravvivenza, il punto più basso è raggiunto dai “corvi del crematorio”, ossia i Sonderkommandos (unità speciali costituite in massima parte da ebrei), il cui incarico consisteva nella gestione dei crematori: essi dovevano introdurre i prigionieri predestinati nelle camere a gas (senza avvertirli di nulla), estrarre poi i cadaveri, cavarne i denti d’oro, tagliare i capelli femminili, smistare gli abiti, scarpe e bagagli, estrarre poi le ceneri dai forni crematori. Una realtà raccapricciante che suscita pietà. E, ancora da testimone, Primo Levi si sforza di cogliere anche le possibili attenuanti degli aguzzini con la grandezza morale di chi sa sospendere il giudizio su chi è stato piegato dalla fame, dalla tortura, dalle infinite forme di destituzione da ciò che è umano. L’esperienza del Lager, per Levi, è estrema non perché si colloca fuori dalla storia, ma al contrario, perché mette a nudo i meccanismi ultimi delle forme di dominio. La vergogna dei salvati Da sopravvissuto, Levi analizza con profondità il sentimento, simile alla vergogna, che hanno provato molti prigionieri in seguito alla liberazione. Il peso più grande della liberazione è quello di essere sopravvissuti, con l’idea di non aver fatto abbastanza per impedire l’inferno dei Lager. Anche in quei prigionieri che non si sono macchiati di comportamenti ostili nei confronti di altre vittime, testimonia Levi, rimane un senso di impotenza e frustrazione per il coinvolgimento indiretto nella macchina dello sterminio. Biografia Primo Levi nasce il 31 luglio 1919 a Torino. Di origini ebraiche, ha descritto in alcuni suoi libri le pratiche e le tradizioni tipiche del suo popolo e ha rievocato alcuni episodi che vedono al centro la sua famiglia. Nel 1921 nasce la sorella Anna Maria, cui resterà legatissimo per tutta la vita. Nel 1934 Primo Levi si iscrive al Ginnasio - Liceo D'Azeglio di Torino.Dopo il Liceo si iscrive alla Facoltà di Scienze alla locale Università dove si laurea nel 1941. Nel 1942, per ragioni di lavoro, è costretto a trasferirsi a Milano. A causa della guerra, nel 1943 si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani, venendo però quasi subito catturato dalla milizia fascista. Un anno dopo si ritrova internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz. Questa orribile esperienza è raccontata nel romanzo-testimonianza, "Se questo è un uomo", pubblicato nel 1947. Viene liberato il 27 gennaio 1945 in occasione dell'arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz, anche se il suo rimpatrio avverrà solo nell'ottobre successivo. Nel 1986 scrive"I Sommersi e i Salvati", l’ultimo libro sull’esperienza dei campi di concentramento. Primo Levi muore suicida l'11 aprile 1987. Primo Levi I sommersi e i salvati Einaudi Et 2007 Pagine 223 Euro 9.00 Bibliografia
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