
La seo nel 2026: tra motori di ricerca e LLM
Fino a pochi anni fa, l’obiettivo era chiaro: conquistare la vetta della SERP, quella pagina dei risultati di Google che determinava il successo o il fallimento di un business digitale. Oggi, nel 2026, guardiamo a quel periodo con una certa nostalgia per la sua semplicità. Il panorama è mutato radicalmente. Non ci limitiamo più a digitare parole chiave in una barra di ricerca; conversiamo con interfacce intelligenti, poniamo domande complesse ad assistenti vocali evoluti e ci aspettiamo risposte immediate, sintetiche e, soprattutto, accurate.
La Search Engine Optimization non è morta, come molti profeti di sventura avevano previsto all’avvento di ChatGPT e Gemini, ma ha subito una metamorfosi profonda. Oggi fare SEO significa orchestrare una strategia ibrida che deve soddisfare due padroni molto diversi: i classici algoritmi di ranking e i nuovi modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Questa dualità ha reso la visibilità online una sfida molto più tecnica e, paradossalmente, molto più umana.
Dalla ricerca alla risposta: il cambio di paradigma
Il cambiamento più evidente che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni riguarda l’intento dell’utente. Se prima l’utente cercava un elenco di risorse da consultare, oggi cerca una risposta definitiva. I motori di ricerca si sono trasformati in motori di risposta. Google, con la sua evoluzione della Search Generative Experience (SGE), e i vari competitor basati su AI, non si limitano a indicizzare contenuti: li leggono, li comprendono, li sintetizzano e li ripropongono.
Per i brand, questo ha comportato un drastico calo del traffico organico “informativo”. L’utente non clicca più sul sito per sapere “come annodare una cravatta” o “quali sono i benefici della vitamina C”; l’AI glielo dice direttamente nell’interfaccia. Di conseguenza, l’obiettivo della SEO nel 2026 non è più solo generare clic, ma occupare spazio nella mente dell’intelligenza artificiale.
Essere citati come fonte, apparire nei “caroselli di approfondimento” o essere la base su cui l’LLM costruisce la sua risposta è la nuova prima posizione. Non si tratta più di convincere l’utente a visitare il sito, ma di convincere l’AI che il nostro brand è l’autorità indiscussa in materia, l’unica fonte degna di essere utilizzata per generare l’output.
L’importanza cruciale dell’autorevolezza del brand
In questo ecosistema frammentato, l’autorevolezza è diventata la valuta più preziosa. I modelli linguistici sono addestrati su moli immense di dati, ma soffrono di allucinazioni. Per mitigare questo rischio, i sistemi di retrieval-augmented generation (RAG), che combinano la potenza generativa con il recupero di dati in tempo reale, tendono a privilegiare fonti che hanno un alto grado di “Trust”.
Il concetto di E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) di Google si è esteso a tutto il web. Un sito web anonimo, pieno di contenuti generici creati in massa da un’AI di basso livello, oggi è invisibile. Per emergere, un brand deve essere un’entità riconoscibile. Deve avere una firma, una storia, delle connessioni verificate con altri nodi autorevoli della rete.
Costruire questa autorevolezza richiede un lavoro che va oltre l’ottimizzazione on-page. Significa fare Digital PR ad alto livello, ottenere menzioni su testate di settore, partecipare al dibattito pubblico e assicurarsi che le informazioni aziendali siano coerenti su tutte le piattaforme. Se un LLM trova informazioni contrastanti sul vostro brand, la sua “confidenza” nel citarvi crolla. La coerenza semantica è diventata un fattore di ranking fondamentale.
Ottimizzazione per gli LLM (LLMO): le nuove regole
Se la SEO tradizionale si basava sulle keyword, la LLMO (Large Language Model Optimization) si basa sui concetti e sulle relazioni tra entità. I modelli non ragionano per parole chiave esatte, ma per vettori semantici. Capiscono che “scarpa da ginnastica” e “calzatura per il running” sono concetti vicini nello spazio vettoriale.
Per ottimizzare i contenuti per il 2026, è necessario strutturare le informazioni in modo che siano facilmente “digeribili” dalle macchine. Questo non significa scrivere come robot, anzi. Significa utilizzare un linguaggio chiaro, strutturato logicamente e ricco di dati fattuali. Ecco alcuni pilastri della nuova ottimizzazione:
Struttura logica impeccabile: L’uso corretto degli heading (H1, H2, H3) non serve solo per la leggibilità umana, ma aiuta l’AI a capire la gerarchia delle informazioni e a estrarre i frammenti corretti per le risposte.
Dati strutturati avanzati: L’implementazione massiccia di Schema.org è imprescindibile. Dobbiamo dire esplicitamente all’AI: “questo è un prezzo”, “questo è l’autore”, “questa è una recensione”. L’ambiguità è il nemico.
Contesto e unicità: Poiché l’AI può generare contenuti generici in millisecondi, il valore aggiunto sta nell’esperienza unica, nei dati proprietari, nelle opinioni forti e argomentate.
Gestire questa complessità non è semplice e il “fai da te” è diventato rischioso. Le aziende che tentano di navigare queste acque senza una guida tecnica spesso vedono crollare la loro visibilità da un giorno all’altro a causa di un aggiornamento dell’algoritmo o di un cambio nel modello di training dell’AI dominante. Per questo motivo, il supporto strategico è essenziale.
Realtà come Clickable, agenzia specializzata SEO, hanno sviluppato nuovi playbook strategici per questo scenario, concentrandosi sulla costruzione dell’identità digitale del brand all’interno del Knowledge Graph globale, ben oltre il tradizionale lavoro su codice e parole chiave
Il ritorno del contenuto “Human-First”
Paradossalmente, in un mondo dominato dall’intelligenza artificiale, il tocco umano è diventato il vero differenziatore. Nel 2024 e 2025 abbiamo assistito a un’inondazione di contenuti spazzatura generati automaticamente. Il web è stato sommerso da articoli mediocri, tutti uguali, che non aggiungevano nulla alla conversazione. La reazione dei motori di ricerca e degli utenti è stata netta: un rifiuto della mediocrità sintetica.
Nel 2026, la SEO premia l’opinione, l’esperienza diretta, la sfumatura. Un articolo che racconta un’esperienza personale di utilizzo di un prodotto, con foto reali e imperfette, vale molto più di mille descrizioni tecniche perfette ma asettiche. L’algoritmo cerca segnali di umanità. Cerca la prova che dietro quel contenuto ci sia una persona reale che ha realmente interagito con l’argomento trattato.
La visibilità transmediale
Un altro aspetto fondamentale dell’evoluzione in corso è la fine della distinzione netta tra formati. La ricerca nel 2026 è fluida. Un utente potrebbe iniziare una ricerca vocale mentre guida, continuarla su uno smart glass tramite ricerca visiva e concluderla su un desktop leggendo un approfondimento. L’ottimizzazione deve coprire tutti questi touchpoint.
I video, in particolare, sono diventati fonti primarie di informazione per gli LLM multimodali. L’AI non si limita a leggere il titolo del video; analizza l’audio, trascrive il parlato e interpreta i frame visivi. Se il vostro brand produce video, ma non ottimizza lo script e i metadati per essere compresi dalle macchine, state perdendo una fetta enorme di visibilità. La vostra strategia SEO deve includere l’ottimizzazione dei podcast, dei webinar e persino delle immagini vettoriali.
La sopravvivenza dei siti web
Una domanda che sorge spontanea è: se l’AI dà la risposta, il sito web serve ancora? La risposta è sì, ma il suo ruolo è cambiato. Il sito web non è più l’unico punto di contatto, ma è la “banca centrale” della verità del brand. È il luogo dove risiedono i dati proprietari, dove avviene la conversione finale e, soprattutto, è la fonte che alimenta gli LLM.
Senza un sito web autorevole, ben strutturato e tecnicamente ineccepibile, l’AI non ha nulla da “imparare” su di voi. Se bloccate i crawler dell’AI (una pratica discussa nel 2024), rischiate l’oblio. Se permettete l’accesso ma il sito è lento, confuso o privo di autorità, verrete ignorati o, peggio, mal interpretati.
Il sito del 2026 deve essere un hub di risorse verticali. Le pagine “thin content” sono state spazzate via. Rimangono le “Power Page”, risorse complete che coprono un argomento in ogni sua sfaccettatura, diventando il riferimento bibliografico per l’intelligenza artificiale. Meno pagine, ma di qualità infinitamente superiore.
Strategie adattive per il futuro
La staticità è la condanna di ogni strategia digitale. Quello che funziona oggi, a metà del 2026, potrebbe essere obsoleto nel 2027. I modelli di AI si aggiornano con una velocità che l’essere umano fatica a seguire. Tuttavia, i principi fondamentali sembrano essersi stabilizzati attorno a tre concetti chiave: identità, qualità tecnica e connessione semantica.
Le aziende devono smettere di rincorrere l’ultimo trucco dell’algoritmo e iniziare a costruire un ecosistema digitale robusto. Bisogna monitorare non solo il posizionamento delle keyword, ma la “share of model”, ovvero quanto spesso e in che modo il brand viene menzionato nelle risposte generative. Questo richiede nuovi strumenti di analisi e una nuova mentalità.
Chi saprà bilanciare la precisione tecnica richiesta dalle macchine con l’empatia e l’unicità richiesta dagli esseri umani dominerà il mercato. Non stiamo più ottimizzando solo per i motori di ricerca; stiamo ottimizzando per la conoscenza globale.